martedì 18 ottobre 2016

Workplace: 4 cose da sapere sulla nuova app di Facebook

Facebook si fa strada tra le aziende e diventa uno strumento di lavoro



Facebook cresce ancora di più e diventa un vero e proprio strumento di lavoro per le imprese. Mark Zuckerberg fa diventare social anche le aziende che da oggi potranno utilizzare la nuova piattaforma per le comunicazioni aziendali.
Facebook Workplace, inizialmente chiamato Facebook at Work, dopo quasi più di un anno durante la quale più di un migliaio di imprese hanno testato il prodotto, entra ufficialmente in tutte le aziende del mondo.
Stessa mission di Facebook per Workplace: mettere in contatto più persone, in questo caso, i lavoratori. Colleghi non solo della stessa azienda ma anche di società diverse operanti in diverse località potranno ora comunicare tra loro senza problemi.
Workplace infatti cercherà di rispondere a diverse esigenze di comunicazione derivanti dai diversi stili di vita e abitudini delle varie aziende locate in Paesi diversi. In questo modo aziende da Cina o Giappone potranno comunicare in maniera semplice ed efficiente anche con società che si trovano oltre oceano.
Workplace in sostanza cerca di implementare un sistema che avvicini i collaboratori delle aziende e le società partner, creando sinergie per rendere il luogo di lavoro più produttivo e facilitare i processi di comunicazione delle aziende.
Workplace mantiene la stessa grafica e usabilità di Facebook
Workplace mantiene la stessa grafica e usabilità di Facebook
Ma vediamo nello specifico che cos’è e come funziona Facebook Workplace.

1. Che cos’è

Workplace è la nuova piattaforma sviluppata da Facebook con la collaborazione di Box. Un nuovo sistema che permette alle aziende di rendere più efficiente la comunicazione interna e migliorare la collaborazione con altre aziende.
Un’ottima soluzione per le aziende e imprese che vogliono rendere la propria organizzazione interna più dinamica e al passo con i tempi. Grazie a Facebook Workplace infatti le aziende potranno migliorare il flusso di informazioni e di conseguenza prendere decisioni in maniera più rapida risparmiando così molto tempo.
Workplace è un servizio che già in parte si conosceva grazie alla sua familiarità con altre piattaforme quali Evernote, Slack e Yammer. A fare la differenza in questo caso è il fatto che Workplace già lo sanno utilizzare tutti.
Come è possibile?
Semplice. Il nuovo strumento di collaborazione aziendale è stato sviluppato sulla base di Facebook. Di conseguenza chi ha già utilizzato Facebook (1,65 miliardi di utenti) saprà utilizzare il nuovo tool di lavoro. Basandosi sulla stessa modalità dell’applicazione più conosciuta al mondo, Facebook ha reso i tempi di apprendimento di questa nuova piattaforma praticamente pari a zero.
Aaron LevieCEO di Box, partner di Facebook, ha dichiarato infatti che con Facebook Workplace inizia una nuova Era per i software aziendali. Dove gli strumenti sono orientati all’utente che utilizza l’applicazione, in modo da velocizzare i tempi di apprendimento e di conseguenza poter subito sfruttare la piattaforma per lavorare ed essere più produttivi.
Zuckerberg  ha messo inoltre a disposizione due applicazioni da mobile, proprio come per Facebook: la prima che permette di accedere allo spazio condiviso con feed news, post e gruppi; mentre la seconda segue le linee di Messenger e dà la possibilità di inviare messaggi e condividere files.
Workplace disponibile in versione mobile per Android e iOS
Workplace disponibile in versione mobile per Android e iOS

2. Come funziona

Come già accennato precedentemente, il nuovo strumento lanciato da Facebook per le aziende, funziona proprio come il social stesso. Niente di più semplice. I dipendenti possono accedere separatamente dal proprio profilo personale.
Possono in ogni momento verificare cosa sta succedendo all’interno del proprio team di lavoro o dell’intera organizzazione e inviare messaggi direttamente con i proprio colleghi o dirigenti per le comunicazioni aziendali.
Le nuove funzioni di Workplace sono diverse, infatti:
  • Le aziende possono creare i cosiddetti Multi-Company Groups, che permettono a più aziende di collaborare tra loro su progetti comuni in maniera più snella e veloce.
  • Ogni dipendente potrà girare dei video live, i quali possono essere visti dai propri colleghi in diretta nel proprio posto di lavoro. La stessa funzione potrà essere utilizzata per seguire conferenze a distanza.
  • Ovviamente sarà disponibile la parte di messaggistica. Quindi i colleghi si potranno inviare messaggi e fare video chiamate sia singolarmente che di gruppo.
  • Saranno fruibili anche le classiche funzionalità presenti in Facebook, quali: reactions, traduzioni automatiche, trending post, feed news, eventi, filtri di ricerca.
  • Con Workplace, inoltre, si potranno avviare delle sessioni di brainstorming virtuali di gruppo.
  • Infine sono presenti degli strumenti di analisi che illustreranno i risultati e rendimenti delle singole attività e collaborazioni svolte.

Strumenti di analisi dei dati di Facebook Workplace
Strumenti di analisi dei dati di Facebook Workplace

3. Quanto costa

Workplace è disponibile sia per browser che per app Android e iOS. L’iscrizione al nuovo sistema di comunicazione è gratuita per organizzazioni no-profit, scuole ed istituzioni. Per le altre tipologie di aziende invece la tariffa mensile dipenderà dal numero di dipendenti.
Dopo un periodo di prova di tre mesi, per le società con meno di 1.000 dipendenti il costo è di 3 dollari al mese per ogni utente attivo. Si passa invece ai 2 dollari mensili per le società con un organico che va dai 1.001 ai 10.000 lavoratori, e si arriva alla tariffa di 1 dollaro al mese per ogni utente attivo per le società con un numero di dipendenti superiore ai 10.000.

4. Workplace Partner Program

Facebook ha annunciato, inoltre, il Workplace Partner Program. Programma che include prestigiose aziende a livello mondiale, come Deloitte. Queste società, infatti saranno al servizio di Workplace e aiuteranno le varie aziende che utilizzeranno la piattaforma ad utilizzarla risolvendo eventuali problematiche.
Workplace Partner Program è quindi un gruppo di organizzazioni specializzate in servizi tecnologici e professionali che renderanno il servizio fornito da Facebook ancora più competente ed efficiente in tutto il mondo.
Questa è l’ultimo servizio fornito di Facebook. Utile ed efficace. Già 1.000 aziende hanno iniziato ad utilizzarlo e molte sono le grandi società che hanno lasciato un feedback positivo.
E voi?
Lo userete per la vostra azienda?

Consigli SEO per blogger: 7 punti da rispettare

Fonte articolo: https://www.studiosamo.it/guide/consigli-seo-blogger/

Quando inizi a lavorare con il tuo diario online hai un obiettivo: ottenere buoni risultati. Questo significa trovare nuovi clienti, guadagnare, trasformare la tua passione in un lavoro. Il tutto attraverso la scrittura, ma anche grazie alla SEO.
Non basta pubblicare per ottenere buoni risultati. Il percorso di inbound marketing è chiaro su questo punto. Per attirare potenziali clienti sulle landing page hai bisogno di tre ingredienti fondamentali: social media marketing, pubblicazione dei contenuti utili al lettore e ottimizzazione SEO.
In questo modo puoi scegliere degli argomenti interessanti, puoi analizzare le query e scoprire cosa vogliono i contatti che ti interessano. E migliorare i tuoi articoli, definire i passaggi essenziali in termini di SEO copywriting per fare in modo che la scrittura incontri le esigenze delle persone e dei motori di ricerca.
Sembra difficile, vero? Colpa di una visione datata del concetto di scrittura orientata all’ottimizzazione per i motori di ricerca. Ricordi quei testi pieni di keyword? Erano pessimi, difficili da leggere e spesso privi di informazioni. Meglio concentrarsi su aspetti più interessanti: ecco 8 consigli SEO per blogger che dovresti seguire subito.

Crea un piano editoriale

Il primo consiglio per i SEO blogger: creare un piano editoriale. Questa è la mia esperienza, solo se conosci i lettori puoi scrivere un articolo degno di questo nome. Solo se hai una mappa dei topic da affrontare nel blog puoi scegliere le keyword più importanti per i tuoi post.
Mi spiego meglio. Decidi di aprire un progetto web dedicato all’influencer marketing. Devi pubblicare i primi dieci articoli, cosa fai? Improvvisi? Prendi spunto dai tuoi competitor? Riproponi contenuti già visti? Stai iniziando male, tutte le ottimizzazioni SEO di questo mondo non ti aiuteranno a raggiungere i risultati.
Alla base del blogging c’è una conoscenza approfondita del topic che vuoi affrontare, e questa conoscenza si delinea grazie al piano editoriale. Qui si trova la mappa mentale che esplora i rami del tuo mondo, e ti consente di organizzare sul calendario editoriale i titoli più importanti per il tuo progetto.

Dimentica il numero di keyword

Un punto che accende i conflitti della comunità SEO: devo aggiungere la keyword per avere dei buoni risultati? Io ti consiglio questo: individua un focus, concentrati sull’argomento e su un concetto che ti interessa. Ma dimentica barriere e limiti: non esiste un numero minimo o massimo di parole chiave da inserire. Ed ecco perché WordPress SEO by Yoast è sempre visto con diffidenza dagli esperti.
Il numero di keyword nel testo è irrilevante se affronti l’argomento in modo da rispondere alle domande del lettore. Ti dirò di più: le parole chiave da inserire per avere buoni risultati sono quelle indispensabili per descrivere l’argomento nel miglior modo possibile. Senza forzare la scrittura, regalando ai lettori un’opera piacevole da leggere.
Devo usare i sinonimi per far capire a Google qual è l’argomento affrontato? Nella misura in cui ti aiutano a rendere un articolo  senza inutili ridondanze. Lo vuoi un vero consiglio da SEO copywriter? Scrivi nel modo più semplice possibile, preferisci forme comuni e termini semplici. Come quelli che usano le persone quando cercano e scrivono su Google.

Ottimizza le immagini

Bastano pochi passaggi per ottimizzare le immagini lato SEO. Nomina il file con parole utili per descrivere il contenuto, inserisci nel campo alternative la keyword più importante, usa un attributo title per approfondire. Ora devi andare oltre le regole e definire questo passaggio: come posso sfruttare le immagini per completare l’articolo e dare le risposte giuste ai lettori? Creare il miglior contenuto possibile, questo è l’obiettivo quando pubblichi un post.

Presta attenzione al tag title

Chiaro il discorso delle keyword? Individua i tuoi obiettivi, organizza i contenuti con la mappa mentale, scegli il topic da affrontare e scrivi i testi nel modo più semplice possibile. Non banale, semplice. In questo processo, però, presta attenzione al tag title. Questo è un punto essenziale per presentare i tuoi contenuti nella serp.
Consigli SEO per blogger
Il meta tag title è il titolo richiamato nello snippet, ed è l’elemento più importante per comunicare a Google l’argomento affrontato nella pagina. È decisivo in termini di posizionamento per i motori di ricerca, ecco alcune regole di base per la sua ottimizzazione:
  • Attenzione alla lunghezza, fermati intorno alle 60 – 65 battute.
  • Se possibile metti la keyword più importante all’inizio del tag title.
  • Non puntare solo sulle parole chiave, devi catturare l’attenzione del lettore.
Questo è il passaggio: il tag title deve essere valido per i motori di ricerca e capace di attirare l’occhio di chi sceglie una risorsa al posto di un’altra nella serp. Senza dimenticare i social. I meta tag, infatti, vengono richiamati dalle anteprime dei link su Facebook, Google Plus e Twitter.

Scegli una buona description

Stesso discorso vale per la meta description. Non viene indicizzata da Google, ma questa stringa influenza le scelte dei lettori. Con un buon lavoro di copy può racchiudere dei vantaggi competitivi che ridefiniscono il click through rate. Questo significa più visite, con tutti i relativi vantaggi. Mai ignorare la forza di una description con una call to action o un benefit

Carica la sitemap nella Search Console

Uno dei consigli SEO più importanti per chi inizia a fare blogging? Devi suggerire a Google un indice dei contenuti: la sitemap, un elenco per capire cosa hai pubblicato. Questo passaggio viene suggerito anche nella guida SEO di Google. Ecco un passaggio interessante:
Un file Sitemap XML (in maiuscolo), che ci può essere inviato tramite gli Search Console, rende la scansione del tuo sito più semplice per Google. L’utilizzo del file Sitemap è anche un metodo per far sapere a Google quale versione di un dato URL tu preferisca.
I punti da rispettare sono semplici: ricava una sitemap con un qualsiasi plugin WordPress, accedi alla Search Console dal tuo account Google, vai nella sezione sitemap e aggiungi il link al file.
Questo è il processo utile per suggerire a Google la sitemap del blog. Io consiglio di usare il plugin WordPress SEO by Yoast per ottenere il file XML. Inoltre se lavori molto con YouTube puoi prendere in considerazione la sitemap video per conquistare posizioni nelle ricerche dedicate a queste risorse.

Organizza le tassonomie

Spesso le tassonomie del blog sono importanti per guadagnare buone posizioni nelle serp e portare traffico verso il tuo blog. Solo che, nella maggior parte dei casi, i blogger alle prime armi non considerano tag e categorie come delle pagine da posizionare. Ma come delle etichette da aggiungere a caso.
seo blogger
Grave errore. In realtà le tassonomie sono dei contenitori che raccolgono articoli in base agli argomenti. Se aggiungi i post a caso rischi di generare pagine ricche di testo duplicato o vuote, inutili per fare SEO con il blog. Vuoi ottenere buoni risultati? Pensa a categorie e tag come delle pagine da presentare ai lettori come delle raccolte di link.

SEO blogger: tutto così semplice?

No, non è un percorso semplice quello del SEO blogger che vuole ottenere il massimo dal proprio progetto editoriale. Due sono i punti essenziali di questo percorso: in primo luogo il blog deve essere inteso come uno strumento in grado di dare risultati nel lungo periodo. Devi alimentarlo nel tempo e lavorare sulla SEO, sul copy e sulla user experience. Solo per fare un esempio.
Punto numero due: la costanza è nulla senza la visione d’insieme. Parlare di SEO oggi vuol dire considerare il proprio dominio come una risorsa per il cliente. I testi hanno bisogno di cure, gli articoli devono avere le informazioni giuste, i contenuti visual non possono essere improvvisati. Devi scegliere le immagini con cura certosina, magari le puoi modificare con Canva e usare per aumentare le visite sui social.
Detto in altre parole, il vero consiglio per SEO blogger è questo: avere una visione d’insieme. Posizionare una pagina web è il mezzo, non il fine. La capacità di farsi trovare e condividere non riguarda solo l’aumento delle viste, ma anche il processo di link earning. E quando arrivano buoni link in ingresso stai facendo SEO. Sei d’accordo? Lascia la tua opinione nei commenti.


mercoledì 12 ottobre 2016

Come utilizzare Snapchat per promuovere la propria azienda

Fare Marketing con Snapchat si può. Ecco come!



Che cos’è Snapchat e perché sta conquistando gli utenti dei social media

Snapchat, l’app fantasma per eccellenza, non è altro che un’applicazione di messaggistica istantanea con una piccola particolarità: i messaggi si auto-distruggono dopo la loro visualizzazione. Un’applicazione, per niente intuitiva per l’utente, che permette però di avviare una comunicazione autentica ed originale con gli utenti.
Di fatto si torna indietro nel tempo, alle comunicazioni face-to-face, dove niente è stato anticipatamente preparato e ..buona la prima, tanto gli snap, foto o brevi video inviati, non lasciano alcuna traccia!
E così proprio nell’era dove tutto rimane visibile e rintracciabile per tempo, con Snapchat lo scenario social cambia rotta e fa sparire i propri contenuti: entro le 24 ore se postati come Storia o, addirittura, dopo la visualizzazione se inviato come messaggio istantaneo. Proprio per questo motivo l’applicazione fantasma è riuscita a farsi strada tra i vari social network.
Snapchat è proprio quello che nessuno si sarebbe aspettato, che ha lasciato tutti a bocca aperta e fatto alzare le orecchie ai social diffidenti. Ovviamente i primi ad aver preso confidenza con questo social sono stati i Millennials, i ragazzi del nuovo millennio, giovani, intuitivi e molto più aperti alle nuove tecnologie.
In molti hanno fatto fatica ad approcciarsi all’utilizzo di questa applicazione ma i teenagers non hanno esitato a comprendere l’utilizzo di questa piattaforma dai messaggi fantasma che ha visto una crescita esponenziale.

Snapchat in Italia: continua crescita per l’app che auto-distrugge i contenuti

L’applicazione conta in Italia, circa 700 mila utenti. Cifra non così sorprendente se messo a confronto con i 28 milioni di utenti di Facebook, ma comunque in continua crescita. Interessante, secondo un’infografica dello IED, è che il 42% degli utenti ha meno di 18 anni, mentre il 30.9% ha tra i 18 e 24 anni. Pubblico giovane e molto attivo: ben il 48% dei giovani utenti usa Snapchat tutti i giorni.
Un pubblico così giovane rappresenta uno scenario appetibile per il mondo della pubblicità e quindi anche per gli investitori. Oggi, infatti, Snapchat sbarca in Borsa con una valutazione intorno ai 25 miliardi di dollari.
Snapchat per le aziende
Snapchat per le aziende

Come implementare una strategia di Marketing con Snapchat

Per i motivi sopra indicati, numero di utenti sempre in aumento, crescente interesse tra gli investitori, Snapchat è diventato un vero e proprio strumento di marketing da non sottovalutare. Con questa applicazione i creativi possono liberare la propria mente e sfoggiare gli snap più stravaganti. Ma vediamo come può un’azienda utilizzare Snapchat per attuare le proprie strategie di marketing.
Innanzitutto il pubblico di Snapchat si presta ad avere delle specifiche caratteristiche, quali:
  • PUBBLICO TARGHETTIZZATO, gli utenti presenti in Snapchat per seguire l’azienda o brand d’interesse devono scansionare il QR code dalla propria fotocamera oppure inserire il nome utente del brand. Quindi gli utenti conoscono già il marchio e sicuramente sono interessati a quest’ultimo. Di conseguenza l’azienda è consapevole di comunicare a un pubblico ben specifico e con determinati gusti. Questo fa sì che l’impresa possa concentrarsi in altre azioni di engagement.
  • PUBBLICO ATTENTO, il pubblico su snapchat sarà sicuramente un pubblico molto attento ai contenuti, in quanto è consapevole che non potrà più rivedere, nei giorni successivi, quanto pubblicato. Per l’azienda è un grande vantaggio non dover preoccuparsi di attirare l’attenzione del proprio pubblico e può dedicare maggior tempo ad altre attività di marketing.
  • PUBBLICO ESIGENTE, il giovane utente di Snapchat è pretenzioso e si aspetta contenuti originali, non tradizionali e mai visti. L’utente pretende un dietro alle quinte, foto e video innovativi ed esclusivi.
Per attuare una strategia vincente con Snapchat, inoltre, è possibile mettere in pratica attività di advertising, quali:
  • CREARE LENTI SPONSORIZZATE, l’azienda infatti può realizzare elementi interrativi con cui gli utenti possono personalizzare le proprie foto e video, e quindi condividerlo con i propri amici.
  • CREARE GEOFILTRI SPONSORIZZATI, l’utente trovandosi in una determinata località potrà utilizzare il filtro realizzato ad hoc dall’azienda per quella area geografica.
Marketing con Snapchat
Marketing con Snapchat

Grazie a questi UGC, user genereted content, l’azienda può godere di contenuti esclusivi generati appunto direttamente dai propri clienti. Questo crea maggiore fiducia da parte degli altri utenti che tendenzialmente sono meno diffidenti sulle azioni compiute da un loro amico che da un’azienda.
Inoltre il brand può utilizzare questa applicazione per instaurare delle vere e proprie relazioni con l’utente, azione fondamentale per l’attività di marketing.
Snapchat permette di creare brand awareness e instaurare un rapporto di fiducia tra brand e utente finale, migliorando la propria reputazione.
Ma come fare?
Sviluppando uno storytelling creativo e affascinante. Grazie all’opzione Story infatti l’azienda può raccontare e pubblicare tutti gli attimi, anche quelli più riservati, senza tanti giri di parole ma tramite foto e video. Può mostrare, per esempio, il dietro le quinte di un evento e richiedere direttamente un feedback tramite Story Replies.
Lo snap infatti può trasformarsi in un tool di custumer care per stabilire un contatto diretto con gli utenti. L’azienda può fare domande per incentivare l’engagement del cliente e attraverso le loro risposte, riuscire a raccogliere, anche se pochi, alcuni dati sui risultati ottenuti.
Questo, al momento, risulta essere uno dei limiti dell’applicazione. Diversamente da altri social network come Facebook, Twitter o Linkedin, l’app fantasma per ora non permette di monitorare gli insight. L’unico dato visibile all’azienda sarà il numero di visualizzazioni degli snap e appunto le risposte avute dagli utenti.

Come farsi aggiungere dai nuovi utenti su Snapchat

Ma come farsi trovare dai nuovi utenti? Questo è ancora uno piccolo scoglio per molte aziende. Un aiuto potrebbe essere quello di rendere partecipi degli influencer della propria nicchia. Questi soggetti infatti sono in grado di coinvolgere il pubblico con la loro fama. Importante è che gli influencer rimangano sempre autentici, senza cambiare identità.
Oppure un’altra alternativa per raggiungere più utenti è quella di ricorrere al social network per eccellenza:Facebook. Farsi aggiungere tramite Facebook è un metodo semplice e veloce per le aziende in quanto si riesce a raggiungere un vasto numero di utenti.
Snapchat risulta essere un’applicazione efficace per implementare una strategia di marketing attraverso i social media per le aziende e sicuramente non sparirà dallo scenario del web, come invece accade per i suoi contenuti.

L’algoritmo di Google: il boss delle serp

Fonte articolo: http://www.webhouseit.com/lalgoritmo-google-boss-delle-serp/

Vi siete mai chiesti come funziona realmente Google? Chi determina il posizionamento e la logica dei siti web nelle serp?
È l’algoritmo: colui che premia o penalizza il nostro lavoro sul web.

Gli inizi dell’algoritmo

Nel 1994 Yahoo si afferma come il primo motore di ricerca in Italia, seguito dopo 3 anni da quello che consideriamo tutti il motore di ricerca per eccellenza: Google.
Tutto era focalizzato sulle parole chiave, i siti erano zeppi di keyword e privi di tutte quelle regole di ottimizzazione, adesso vitali, per competere nelle serp. Le uniche accortezze erano quelle di ottimizzare title e description.
Il posizionamento dei siti web risultava essere molto semplice e questo era dovuto al fatto che questi erano pochi e anche il lavoro del SEO tendeva a essere ancora poco conosciuto.
Per l’utente era molto difficile esaudire un bisogno reale, dato che la maggior parte dei siti presenti nelle prime pagine erano spam o presentavano un’alta concentrazione di keyword stuffing. La spam e tecniche di Black Hat Seo erano all’ordine del giorno.
A questo proposito ricordiamo i testi dello stesso colore dello sfondo della pagina presenti in alcuni siti web: solo passando col mouse si riusciva a beccare il testo nascosto pieno di keyword!
Con la stessa tecnica venivano inseriti anche dei link e questo perché al tempo l’algoritmo di Google non era capace di distinguere un link reale da un link artificiale.

Da Florida a Penguin 4.0: l’evoluzione dell’algoritmo

Correva l’anno 2003: ecco Florida e Dance.
Con questi algoritmi sono penalizzati tutti quei siti web che fanno un uso non naturale delle parole chiave: viene quindi punita la keyword stuffing.
Anche con Austin nel 2004 Big G inizia a penalizzare chi inseriva a blocchi negli articoli o pagine parole chiave con lo stesso colore dello sfondo o il keyword stuffing nei meta.
Nel 2005 con Jagger Google è pronto a combattere i link di scarsa qualità. Aumenta il controllo e l’algoritmo è in grado di rilevare lo scambio non naturale dei link. Introduce anche il NoFollow, per specificare al motore di ricerca quali link non dovevano essere indicizzati e seguiti.
Aggiorna anche le mappe, importanti per il Local SEO.

Local e Suggest

Nel 2007 con Universal Search vengono integrate le notizie e le immagini, e inizia a prendere forma illocal, fondamentale per promuovere il proprio lavoro a livello locale.
Nel 2008 con Suggest (adesso rinominato Google Instant) vengono mostrati nella casella di ricerca di Google i suggerimenti per la parola chiave che stiamo digitando.
Dal 2009 al 2011 ci sono stati dei cambiamenti importanti.
Viene lanciato Caffeine, sviluppato per velocizzare l’indicizzazione di un contenuto, posizionandolo in tempo reale.
Nel 2010 con Social Signal inizia l’attenzione verso i Social Network: sono considerati i siti web che hanno buone interazioni nei canali Social.
Nel 2011 spazio alla freschezza dei contenuti!
Ecco Freshness, che premia chi aggiorna costantemente i contenuti su tematiche che cambiano spesso, come avvenimenti recenti o temi caldi del web.

Gli algoritmi che hanno rivoluzionato le serp: Panda, Penguin e Hummingbird

Uno degli aggiornamenti più importanti è Panda.Nel 2011 sono penalizzati siti con contenuti di scarsa qualità.
Inizia la guerra ai contenuti duplicati. Troppe volte abbiamo trovato siti che copiavano letteralmente i contenuti di valore da altre pagine web. Anche le pagine con troppa pubblicità sono colpite dal simpatico Panda. Questo, infatti, è l’algoritmo che guarda alla qualità dei contenuti.
Un anno dopo arriva Penguin.
Nel 2012 viene effettuato un controllo serrato su keyword stuffing e su backlink di dubbia provenienza.
Negli anni si è evoluto, fino ad arrivare all’ultima versione, la 4.0, di circa una settimana fa.
Con Hummingbird nel 2013 Google dedica particolare attenzione alla semantica, cercando diidentificare il vero significato da attribuire a una parola chiave.Uno degli algoritmi che ha avuto più impatto per i SEO e i copywriter. L’algoritmo deve essere in grado di interpretare l’argomento di un testo, per offrire contenuti di valore agli utenti mentre effettuano una ricerca.

Inizia l’era mobile friendly

Google lancia i piccioni! Nel 2014 con Pigeon viene data molta attenzione alle imprese locali.
Effettuando una ricerca per un determinato servizio, vengono mostrate su una mappa in serp le attività che si trovano più vicine all’utente! Non è prioritario avere un sito web, basta creare una scheda mybusiness e il gioco è fatto.
Nel 2015 con Mobilgeddon vengono premiati i siti ottimizzati per dispositivi mobili.
I siti che non sono stati strutturati in ottica mobile, ovvero consultabili anche da smartphone e tablet, sono penalizzati rispetto a quelli che soddisfano le esigenze mobile-friendly e responsive.

L’ algoritmo si aggiorna ancora: ecco Penguin 4.0

Da quasi un mese, i più attenti avranno notato un po’ di terremoto nelle serp, soprattutto tra la prima e la seconda pagina, nelle quali ci sono state molte oscillazioni.
Le fluttazioni nel mese di Settembre (fonte Algoroo.com)
 Come cambiano le serp (fonte SEO Zoom)
Questi sali-scendi hanno fatto da apripista alla notizia che in molti aspettavano da tempo: Penguin 4.0 è realtà!
Il 23 Settembre tramite annuncio ufficiale nel blog Webmaster Central Google ha fatto sapere che Penguin 4.0 è diventato in real time parte integrante dell’algoritmo.
La novità principale riguarda la tempistica: non aspetteremo più mesi per capire se abbiamo lavorato bene o se saremo penalizzati. Non verrà azionato manualmente, ma sarà sempre attivo.
In questo modo i cambiamenti saranno visibili molto più velocemente dopo la scansione della pagina.
Questo importante aggiornamento sarà molto utile anche per chi dovrà uscire da una penalizzazione, senza aspettare anche diversi mesi, effettuando una scansione con conseguente re-indicizzazione della pagina “ripulita”.
È stato rilasciato contemporaneamente in tutti i paesi e in tutte le lingue al contrario degli aggiornamenti passati, che prima arrivavano per la lingua inglese e successivamente (anche mesi dopo) per tutte le altre lingue.
L’obiettivo è sempre quello di combattere la spam, ma sarà più malleabile.
Penguin 4.0 sarà page-level , ovvero Google avrà la capacità di declassare solo la pagina web incriminata invece di punire tutto il sito web.
Penguin non guarda solo ai link, ma anche al webspam in generale (cloaking, spinning testi, testo nascosto).
  • Penguin is now real-time. Historically, the list of sites affected by Penguin was periodically refreshed at the same time. Once a webmaster considerably improved their site and its presence on the internet, many of Google’s algorithms would take that into consideration very fast, but others, like Penguin, needed to be refreshed. With this change, Penguin’s data is refreshed in real time, so changes will be visible much faster, typically taking effect shortly after we recrawl and reindex a page. It also means we’re not going to comment on future refreshes.
  • Penguin is now more granular. Penguin now devalues spam by adjusting ranking based on spam signals, rather than affecting ranking of the whole site.
Cit. Blog Webmaster Central
Oltre agli aggiornamenti di Google, dal 2004 c’è anche il lavoro dei Quality Raters.
Sono persone a cui vengono sottoposte pagine e siti web con lo scopo di accertarsi che vengano 
rispettate le linee guida dell’algoritmo.
Conclusioni
Ho cercato di elencare gli aggiornamenti più importanti dell’algoritmo di Google.
Con il Pinguino versione 4 spero sia dato il giusto premio a chiunque sia partito da zero a seo (per citare un famoso gruppo SEO su Facebook).
Chi ha lavorato con cura all’architettura, all’ottimizzazione on-page e con una link building pulita e naturale si augura di vedere premiati i propri sforzi, mentre dall’altra parte chi ha adottato tecniche di black hat SEO spera di non cadere in penalizzazioni con il conseguente crollo dei suoi siti e portali web nelle serp.
E tu cosa ti aspetti da questo nuovo aggiornamento dell’algoritmo di Google?