giovedì 3 novembre 2016

Tutti gli elementi di una grande home page

Fonte articolo: http://blog.serverplan.com/2016/11/03/elementi-home-page/

Qual è l’elemento che non può mancare in un progetto web e che deve essere curato fino allo sfinimento? La home page, la prima pagina del blog o del sito web. Il motivo è chiaro: questo è il punto di partenza per scoprire il tuo mondo, è la bussola per guidare il cliente verso le risorse.
home page
La home page deve essere un manifesto, un esempio di chiarezza. Ma al tempo stesso devi avere tutte le informazioni utili per sfruttare l’attenzione del pubblico. Vero, non sempre le persone passano da questa pagina. Soprattutto se hai deciso di puntare sull’inbound marketing, ogni post del blog diventa una porta d’ingresso.
Buona parte del traffico, però, continua a passare dalla home page, che resta quindi uno dei punti di riferimento per il progetto. Non puoi ignorare l’importanza di questa risorsa, ecco perché ho deciso di riunire in questo post l’infografica di Marketing Prof: quali sono gli elementi indispensabili di una home page?

Il logo è il primo step da rispettare: deve essere ben visibile e dominare l’attenzione. Il motivo? Identità visual. Il pubblico deve capire che si trova sul tuo sito web e che ci sei tu dietro a questo lavoro.
Le aziende pagano somme interessanti per creare un logo capace di riassumere i valori aziendali ed è tuo preciso dovere inserirlo nella home page. Nella parte più alta, above the fold.
Per la precisione il logo dovrebbe trovarsi in alto a sinistra, vicino al nome e al pay off che hai scelto per la tua azienda. E dovrebbe rispettare le principali regole per la buona ottimizzazione SEO delle immagini: attenzione al nome file, al testo alternative, all’attributo title e al peso del contenuto. Per le grafiche meglio utilizzare il formato png.

Header della home

Se il logo si trova in alto a sinistra, i campi per entrare nell’area riservata vengono aggiunti in alto a destra. In questo modo possono essere compilati da chi ha già gli accessi, ma anche da chi deve registrarsi la prima volta. Un consiglio: non complicare la vita a chi sceglie i tuoi servizi, semplifica tutte le procedure.
Nella parte alta della home page c’è un altro modulo che non può mancare: quello dedicato alla ricerca. Devi agevolare il lavoro di chi cerca informazioni precise sul portale, quindi il campo di ricerca interna deve esserci sempre. E deve essere facile da trovare.

Hero shot

Immagine o video che rappresenta il prodotto più importante per il tuo business. Il visual è decisivo per catturare l’attenzione dell’utente e chi arriva per la prima volta sul sito web ha un unico bisogno:capire cosa fai. Ci sono molti elementi che aiutano a rispondere a questa domanda (il dominio aiuta, pensa a www.serverplan.com) ma nella home page l’occhio deve avere la risposta che cerca.
Non è facile, lo so. Soprattutto se non hai un prodotto in catalogo ma vendi servizi. Però un bravo webmaster ti può aiutare a scegliere l’immagine giusta. Se sei un professionista, ad esempio, puoi inserire una foto personale. Se vendi viaggi puoi scegliere la foto di una spiaggia o di una montagna… La soluzione esiste, devi solo lavorare sodo per trovarla.

Headline

Colpisce l’attenzione, dà una risposta. La home page diventa il luogo della chiarezza grazie alla headline, una stringa di contenuto che aiuta il lettore a capire qual è il ruolo del sito web. Lavora in combinazione con l’hero shot e contiene un elemento persuasivo che ti fa pensare: “Ok, questo è il sito web che fa al caso mio”. Attenzione, l’headline è diversa dal tag title che deve essere pensato per umani e motori di ricerca.

Menu

Secondo elemento decisivo per una home page: il menu. Grazie a questo elemento puoi permettere alle persone di navigare e scoprire le risorse più importanti. Questo elemento si trova nella parte alta della pagina e la sua ottimizzazione inizia con un buon lavoro sui microcontenuti delle etichette.
La scelta del testo, in questi casi, permette a chi arriva sulla tua home page di capire qual è il tema del lavoro. Cosa troverai nel sito web? Quali sono gli argomenti del post?
Il copy del menu di navigazione dà le prime informazioni e crea delle call to action che invitano al click. C’è una differenza tra “Attività” e “cosa posso fare per te”, non credi? Ricorda di rispettare la coerenza del tone of voice tra le etichette e i testi del sito web.
home page
Nel menu c’è un punto essenziale da inserire: il link al blog aziendale. Molti siti web preferiscono aggiungere un’etichetta nel livello principale della navigazione per raggiungere questa risorsa, altri inseriscono un widget per mostrare le anteprime degli ultimi post pubblicati. Magari con immagine, titolo e primo paragrafo.

Chi sei

Chi arriva sul sito web deve capire chi sei, cosa fai. Ma soprattutto quali sono i lavori migliori che hai firmato. Ecco perché non può mancare una sezione portfolio. Ricordati di curarla nei minimi dettagli, di aggiornarla con costanza e di inserire i progetti più importanti. Sono i nomi conosciuti che attirano l’attenzione e fanno da riprova.
Sempre nell’ottica di mostrarti nel modo migliore possibile, prendi in considerazione la possibilità di inserire una sezione about me. Una pagina o un widget per presentare la tua persona o il team. Senza dimenticare l’importanza di un’immagine personale.

Call to action

Vero, ci sono le landing page che hanno il compito di trasformare i lettori in potenziali clienti. Ma spesso le persone sono già pronte all’acquisto e arrivano sulla home page con le idee chiare:perché perdere tempo? Il consiglio è semplice e ti suggerisce di aggiungere un call to action button sotto all’hero shot. Possibilmente above the fold.
Detto in altre parole, l’utente deve capire cosa fai in un secondo. E deve essere in grado di effettuare i primi acquisti. Il tutto senza effettuare un solo scroll verso il basso. Te l’ho detto, la pagina principale deve essere un vero e proprio manifesto di chiarezza. Per questo devi chiamare in causa il miglior web designer.
Quante call to action ci sono nella home page? La più importante si trova in alto, ma non è detto che lungo la pagina non ci possano essere altri inviti all’azione. Magari degli input dedicati a obiettivi secondari – ma altrettanto importanti – come l’iscrizione alla newsletter.

Introduzione

Subito dopo questa sezione decisiva composta da hero shot, headline e call to action puoi inserire uno spazio dedicato al testo descrittivo. Puoi introdurre il tuo lavoro, puoi descrivere in modo sistematico il tuo operato e dare spazio a un testo meno didascalico. Uno spazio decisivo per dare informazioni approfondite sull’operato e sull’offerta.
Qui puoi inserire dei punti essenziali per comunicare il valore della tua attività: i benefit. Ovvero i motivi che dovrebbero spingere il singolo a scegliere i tuoi servizi o i tuoi prodotti. I benefit, di solito, sono essenziali e snocciolati attraverso una lista puntata. In ogni caso nascono da un’attenta riflessione che chiama in causa l’intera azienda.

Testimonianze

Le persone si fidano delle altre persone, ecco la regola. Quindi i testimonial hanno sempre un effetto positivo sulle vendite e, più in generale, sull’opinione dei potenziali clienti. Perché non inserire questi contenuti così importanti nella home page del blog? Possono essere recuperate in diversi modi, anche dai social, ma la regola generale è semplice: lavora con opinioni veritiere e verificabili.

Risorse e offerte

Due contenuti che devono essere mostrati in home page, magari non per forza nell’above the fold (non puoi mettere tutto in questo spazio) ma in qualche sezione della pagina che rimanga in evidenza. E che spinga il cursore a cliccare sui punti essenziali del lavoro svolto. Hai creato delle risorse speciali per i tuoi clienti? Hai delle offerte speciali? Rendi tutto questo visibile.

La tua home page

Certo, ci possono essere altri elementi significativi in una home page. Me ne viene in mente uno che non riguarda solo questa risorsa e non è obbligatorio per tutti i siti web, ma può fare la differenza: l’HTTPS. Immagina la scena: arrivi sulla home di un e-commerce senza protocollo di sicurezza, qual è la tua prima opinione?
Stessa domanda: cosa ne pensi di un sito web che nella home non ha un footer con tutti i riferimenti societari e i dati per contattare la proprietà? C’è un problema di autorevolezza.
Voglio chiudere questo articolo sottolineando questo punto: fa’ in modo che i visitatori trovino le informazioni più importanti, ma soprattutto lavora in modo da confermare la fiducia. La home page è il luogo in cui le persone si fanno un’idea del tuo progetto, non deludere le aspettative.

Perché le persone smettono di seguire i brand sui social media?

Fonte articolo: http://www.gliscomarketing.com/perche-smettere-seguire-brand-social/

Cosa fa allontanare le persone dal tuo brand nei social network?
Cosa fa sì che si stufino, tanto da decidere di non seguirti più?
Sprout Social ha recentemente condotto un sondaggio tra oltre mille persone per darci un’idea del perché, spesso, smettiamo di seguire questa o quell’azienda in questi spazi.
Ovviamente si tratta di un brand non locale ed il campione non è altissimo, ma può offrirci interessanti spunti di riflessione.

Le azioni più fastidiose che i brand fanno nei social media

ricerca sprout social
Lo diciamo sempre, no? Non è mai una buona idea infarcire il nostro piano editoriale di post auto-referenziali e promozionali, la nostra pagina Facebook, account Instagram o Twitter non sono delle vetrine e le persone non aprono certo ogni giorno il proprio social network preferito per vedersi bombardare di messaggi pubblicitari.
La presenza di troppi contenuti promotional è uno dei principali motivi per i quali la gente sceglie di defollowarci, ma non solo; a seguire c’è un altro sorprendente motivo, l’utilizzo di slang o parole gergali.
Quando si sceglie la voce, il tono, il mood ed il vocabolario primario del proprio account social dobbiamo tener conto di 2 aspetti principali: l’identità del nostro brand e le caratteristiche della nostra audience. Scegliere un certo tipo di linguaggio o slang, se da una parte può favorire il senso di comunità e appartenenza, dall’altro può allontanare una parte della nostra audience che, semplicemente, fatica a capire ciò che diciamo.
Dobbiamo stare molto attenti a come facciamo esprimere il nostro brand nei social ed i feedback che ne derivano e, soprattutto, dobbiamo far sì che ciò sia coordinato alla sua identità e a come viene percepito.
Tra le azioni più fastidiose troviamo anche la mancanza di personalità, il cercare a tutti i costi di essere simpatici (o magari di fare Real Time Marketing in modo totalmente fuori luogo e fuori-brand-identity, aggiungiamo noi) e, ovviamente, il non rispondere ai messaggi.

Cosa ci fa smettere di seguire i brand negli spazi social

Tra le ragioni troviamo ancora la presenza di troppi post promozionali e, subito dopo, la presenza di informazioni non rilevanti.
Le rubriche del tuo piano editoriale rispondono ai bisogni/desideri/interessi della tua audience?
A seguire, l’eccessivo numero di tweet (dovremmo anche evitare di bombardare i nostri follower con una mare di informazioni), sempre l’uso di slang/gergo che non si addice al brand, l’esseretroppo silenzioso (che è sicuramente meno peggio dell’essere iper-produttivo) e, curiosamente sempre all’ultimo posto, la mancata risposta ad una richiesta.
Ma proviamo a fare la domanda al contrario:
cosa fa sì che le persone seguano i brand nei social?

Seguo un brand nei social network perché…

perché seguiamo brand nei socialAl primo posto troviamo, ovviamente, l’interesse nei prodotti/servizi che offre, al secondo invecele eventuali promozioni che fa, magari in esclusiva ai propri fan/follower.
Ovviamente anche l’aspetto di intrattenimento è importante, come l’offerta di un incentivo (“seguimi per…”), l’interesse di settore e, dulcis in fundo, la possibilità di comunicare direttamente con il brand ed il fatto che amici già seguono il brand stesso (la riprova sociale è sempre importante).
Un altro fatto molto interessante che emerge dalla survey è che oltre il 75% delle persone intervistate dichiarano di aver acquistato qualcosa grazie a ciò che hanno visto nei social media. I social quindi non solo intervengono nel processo di acquisto delle persone in un modo che, spesso e ancora, è difficile da tracciare, ma le stesse persone si dimostrano consapevoli di quanto intervengano nelle proprie scelte.
Oltretutto il 57% dichiara di essere più disposto ad acquistare da un brand che segue in questi spazi; beh, se non c’è della coerenza!

Cosa possiamo imparare da questa survey?

Dobbiamo sempre ricordarci che i social sono spazi che le persone vivono per raccontarsi, informarsi e relazionarsi, per cui la presenza del brand deve aggiungere valore a questa esperienza per essere tollerata ed apprezzata. Questo significa offrire contenuti di valore, evitare l’eccesso di post promozionali (che non solo danno fastidio, ma di certo non aiutano a vendere!) e, in generale, offrire un valido motivo alle persone per seguirci.
Una delle prime cose che noi definiamo quando creiamo un Social Media Plan è la Social Value Proposition: perché le persone dovrebbero seguirti in questi spazi? Cosa offri loro che possano reputare rilevante ed interessante? Ciò che offri è in linea con il tuo brand e gli obiettivi di business?
Capire qual è la nostra proposizione di valore in questi spazi ci aiuta non solo a definire un piano editoriale coerente, ma anche a mettere bene in chiaro cosa le persone possono aspettarsi dal seguirci e, quindi, attrarle (Es. “Seguici per scoprire ogni mese anteprime esclusive e sconti dedicati ai nostri follower!”).
E tu, hai già definito la tua Social Value Proposition?

QUANDO IL COPYWRITING INFLUENZA IL ROI

Fonte articolo: http://www.webintesta.it/copywriting-influenza-roi/

Domanda a bruciapelo: il copywriter può influenzare il ROI, ovvero la differenza tra capitale investito e risultato operativo? Risposta secca, basata su esperienza personale: sì, certo. Nell’equilibrio generale di un progetto web la scrittura può portare a un beneficio concreto. E a un ritorno degli investimenti degno di attenzione.
Perché questo significa ROI, giusto? Return of investiment, ho messo sul banco una cifra e voglio sapere quanto è entrato nelle casse dell’azienda. Un punto da sottolineare prima di prendermi responsabilità inutili: il ROI è un valore complesso, nel senso che posso isolare un fattore e monitorare cosa succede. Ma a parità degli altri elementi. E ipotizzando un lavoro eccellente da parte dei colleghi che operano nei settori limitrofi.

IL COPY È SOLO UNA PARTE (IMPORTANTE)

Voglio dire, posso proporre un copy spettacolare. Ma non puoi pretendere i miracoli se la SEO non si muove nella giusta direzione, se i social fanno pena e se il design del sito chiude le porte ai clienti. Senza dimenticare che alla base della strategia deve esserci un prodotto o servizio di qualità.
Quindi, come suggerisce anche la Scuola della Gestalt, il tutto è più della somma delle parti. Secondo punto da evidenziare: parlare di ROI e copywriting senza specificare in quale ambito si opera è un’impresa eccessiva. C’è la scrittura prestata ai social, quella dedicata all’email marketing e quella che comprende il SEO copywriting.
Io, per una questione di coerenza, posso dare dei riferimenti legati al mondo del blogging. E alle piccole attenzioni che possono portare grandi risultati. Allora, iniziamo?

PIANIFICAZIONE DEI CONTENUTI

La creazione dei contenuti per il blog ha bisogno di un’attenta pianificazione. Come suggerisco nel libro Fare Blogging, il piano editoriale segna una strada precisa per evitare di investire risorse inutilmente. Non si tratta di una gabbia, ma di un confine elastico: devi adattare la scrittura alle necessità del caso.
Il primo passaggio per adattare il copy del blog all’obiettivo ROI? Strutturare i contenuti intorno a obiettivi concreti, che fanno capo a un target. Anzi, per essere più precisi devi creare delle reader personas. Delle rappresentazioni che ti consentono di ritagliare gli articoli intorno alle necessità dei clienti.
inbound marketing
L’inbound marketing è questo: usare i contenuti per intercettare i clienti. Se vuoi influenzare positivamente il ROI devi scrivere articoli in grado di rispondere alle domande che le persone lasciano sui motori di ricerca, sui social e nei forum. Sembra difficile, vero? In realtà c’è un libro che svela tutti i passaggi: Inbound Marketing, le nuove regole dell’era digitale.
Un consiglio per lavorare nella giusta direzione? Considera anche obiettivi secondari. Non devi scrivere articoli solo per catturare l’attenzione dei potenziali clienti e portarli verso le landing page. Ci sono obiettivi secondari che sembrano scollegati dal ritorno economico, ma che hanno un ruolo decisivo nella strategia.
Tipo la conquista dei link in ingresso (link earning) o il lavoro di brand awareness. Ancora un esempio: tag title e description. Sono elementi fondamentali di una buonaottimizzazione SEO ma se sfrutti il copy in queste stringhe puoi fare molto. Ad esempio puoi usare la description per elencare dei benefit (spedizione gratuita) o delle leve persuasive (ultimi biglietti disponibili) che spingono il lettore verso il click. Qui poi inizia il percorso verso le pagine di atterraggio.

L’IMPORTANZA DELLE LANDING PAGE

Il copy può influenzare il ROI se lavori bene sulle landing page. Ovvero le pagine con uno scopo ben preciso: trasformare il lettore in qualcosa di diverso. In qualcosa di più. Tutto dipende dall’obiettivo che devi raggiungere. Ci sono risorse per vendere un prodotto o un servizio, altre per catturare lead e altre ancora per raccogliere email dedicate alla newsletter.
Insomma, ci sono landing differenti per obiettivi diversi. E non basterebbe un libro per definire tutte le sfumature per ottimizzare il copy di queste pagine. Però questo non mi impedisce di individuare i passaggi che ti consentono di influenzare il comportamento delle persone sulle landing page (e quindi il ROI).

L’HEADLINE DOMINA LA SCENA

Il titolo deve catturare l’attenzione del lettore e lo deve fare subito, con una frase incisiva. Magari puntando su un problema, sulla necessità di risolvere un passaggio comune alle persone che vuoi raggiungere. Da qui il passaggio per ottenere dei risultati: ogni profilo ha una landing page, non puoi ottenere buoni risultati per 3 buyer personas con lo stesso documento.

IL SOTTOTITOLO APPROFONDISCE

Se l’headline punta al problema, il sottotitolo spiega e approfondisce. Dando una soluzione. La tua soluzione. Si tratta di un percorso che guida il lettore da una situazione di grande difficoltà allo scioglimento dei nodi grazie alle informazioni che lasci in questa risorsa.

I BENEFIT CONVINCONO

Sempre più specifici, sempre più convincenti. L’above the fold della landing page deve colpire l’attenzione del potenziale cliente. Quindi c’è l’headline che propone il problema condiviso dal target, il sottotitolo che dà una risposta e i benefit che argomentano. Dando dei riferimenti chiari sul perché le persone dovrebbero scegliere la tua soluzione.

I TESTIMONIAL CONFERMANO

C’è qualcosa di più efficace dei testimonial in una landing page? Non credo. O meglio, i testimonial possono fare la differenza perché fanno leva su uno dei punti essenziali del persuasive copywriting: l’autorevolezza. Questo principio è stato definito da Robert Cialdini: le persone si lasciano influenzare dalle parole di persone autorevoli. Non sempre è possibile avere dei testimonial capaci di rispettare quest’ultimo punto, ma l’importante è inserire delle voci reali (quindi niente testimonial fasulli).

LE CALL TO ACTION IMPONGONO

Impongono cosa? Un’azione specifica, qualcosa di utile per il tuo scopo ultimo. Ad esempio l’invio di una email con richiesta di preventivo, o il download di un PDF dopo aver lasciato l’email. Un contatto prezioso per inviare altri contenuti e offerte commerciali. La call to action può fare la differenza, è il luogo per eccellenza che ti permette di aumentare il ROI. Ma devi essere disposto a fare dei test, a cambiare formula pensando a come dare valore all’azione. La call to action deve esprimere la volontà di fare qualcosa, di ottenere un risultato. Lo ripeto, non esiste formula perfetta: solo i test ti possono dare una risposta.

DEFINIZIONE DEI FLUSSI

Gli articoli sono importanti, ma non bastano per migliorare il rendimento del tuo blog. E per aumentare le conversioni. Da un lato ci sono gli articoli, dall’altro le landing page che permettono di trasformare i lettori in clienti. O in contatti utili.
Come si ottiene tutto questo? Con una gestione ottimale dei click che portano visite alle landing. In questi casi entrano in campo i micro-contenuti, stringhe di testo che possono fare la differenza. Di cosa sto parlando? Un esempio chiaro: i testi dei banner che si trovano nella barra laterale o nel footer dei post.
In questi casi vale lo stesso discorso relativo alla call to action. Devi far percepire il vantaggio di quel click, l’azione sul mouse deve essere un messaggio chiaro: “Sì, voglio accettare il tuo consiglio. Ho bisogno della tua soluzione. Hai capito il mio problema, dammi la tua idea”. Guarda l’esempio nella foto.
caratteristiche-del-formatore
Come fai a capire qual è la soluzione migliore? Google Analytics ti permette di valutare con attenzione l’organizzazione del traffico interno. Il rapporto sui flussi, ad esempio, è una rappresentazione grafica che ti consente di capire dove vanno le persone. Stesso discorso vale per gli obiettivi: con Google Analytics puoi tracciare i link e trasformare ogni click in un evento da monitorare.

LA TUA ESPERIENZA PERSONALE

Secondo te il copy può influenzare il ROI? In che modo? In questo articolo provo a fare il punto nel mondo del blogging, ma mi rendo conto che si può e si deve ampliare il discorso anche alla pubblicità online. Ad esempio con Facebook Advertising e AdWords. Sei d’accordo? Cosa vuoi aggiungere a questo articolo?

5 strategie di marketing online per vendere di più

Fonte articolo: https://www.studiosamo.it/web-marketing/strategie-di-marketing-online/

Qual è l’obiettivo degli imprenditori che si avvicinano al web? Vendere di più. Mi sembra un desiderio comprensibile, il web può diventare un volano imprescindibile per le aziende virtuose. E per chi ha la lungimiranza di affidarsi a un consulente di web marketing, un professionista del settore.
Questo è il vero segreto per sfruttare internet a proprio vantaggio: legare i progetti più importanti alle persone competenti. Solo in questo modo puoi disegnare un percorso utile.Vuoi aumentare le vendite, ed è un obiettivo degno di nota. Per raggiungerlo devi dare spazio ai professionisti del settore, ma prima ancora devi comprendere quali sono i possibili passaggi.
Quali sono le strategie di marketing online per guadagnare di più e aumentare il fatturato? Ho una lista che riassume questi punti, ma prima di descriverla è giusto definire un aspetto: non esistono soluzioni perfette e prestabilite. Posso elencare i percorsi per determinate circostanze, ma ogni progetto è una realtà a parte.
E può comprendere diverse ramificazioni, combinazioni. Allora, quali sono le principali strategie di marketing online per vendere di più? Io ho deciso di iniziare da queste opportunità, non sempre sfruttate al massimo.

Blogging

Una delle principali soluzioni per spingere i clienti verso l’acquisto. O almeno per conquistare un lead, un contatto interessante. Sui motori di ricerca ci sono query transazionali che hanno delle esigenze specifiche, che riguardano gli utenti che hanno già un intento ben chiaro e vogliono svolgere un’azione.
Poi ci sono le ricerche informazionali che non riguardano l’aspetto commerciale in modo diretto, ma abbracciano delle domande collegate a un argomento che sfiora il tuo mondo. Vendi un corso di blogging online, pubblichi un articolo dedicato alla scelta del miglior hosting per WordPress e accogli le persone che stanno iniziando a lavorare in questo mondo.
Aprire un blog è una buona strategia di marketing online per aumentare le vendite, ma non è una strada che tutti possono o devono seguire. Un’attività piccola e circoscritta, ad esempio, può avere dei benefici maggiori investendo in altri settori: il blog può diventare un progetto troppo ampio per le sue esigenze.
Senza dimenticare che deve essere accompagnato a un lavoro che combini SEO e landing page. Vuoi aumentare le vendite con il blog? Devi farti trovare, devi conoscere le ricerche dei clienti e ottimizzare le pagine. Per poi portare il lettore verso landing page specifiche, pensate per ottenere conversioni. Insomma, non basta pubblicare per ottenere risultati.

Social Media Marketing

Con i social puoi aumentare le vendite. In primo luogo perché inneschi, insieme al blog, il processo di inbound marketing e fai in modo che le persone giuste trovino i tuoi contenuti. Inoltre puoi formare uno dei capitali più importanti per la tua realtà: la community. Intorno ai social puoi riunire le persone che amano il tuo mondo.
Ecco, i contenuti sono un aspetto decisivo del social media marketing. Senza gli argomenti giusti non puoi attirare l’attenzione dei fan e dei follower, ma al tempo stesso devi coinvolgere le persone che arrivano sui canali. Non devi far finta di essere interessato alle conversazioni: devi essere realmente appassionato all’opinione della community. Questo è il modo migliore per fidelizzare il pubblico.

Email Marketing

Una delle strategie migliori per vendere online: creare un funnel attraverso l’email marketing. Generi una lista di contatti grazie alle varie strategie di lead generation – puoi regalare un ebook o puoi organizzare un webinar – e studi una serie di email per guidare i contatti verso l’acquisto. Magari utilizzando contenuti sempre più specifici come suggerisce questo schema di Moz.
Email Marketing
Il content marketing è una costante. Questo vale anche se vuoi puntare sull’email marketing, ma c’è un aspetto da valutare: dove far atterrare le persone che cliccano sui link delle email? Sulle landing page, pagine pensate per trasformare le visite in clienti. Questo punto è centrale anche per il blogging, il social media marketing e l’advertising. Ma soprattutto quando mandi un’email a 10.000 contatti.

Pubblicità online

La classica pubblicità, il caro advertising che ti consente di ottenere subito ciò che ti serve. Ovvero visite qualificate, lead, traffico da portare sulle landing page. Le principali piattaforme pubblicitarie ruotano intorno a Facebook e Adwords, e per aumentare le vendite hai a disposizione tutti i dati per segmentare il pubblico e inviare il messaggio giusto.
Ecco, qual è il messaggio giusto? Difficile dirlo. Sia nel caso di Adwords che per Facebook Advertising ci sono decine di variabili che riguardano soprattutto il copy e il visual. Pensa agli annunci che trovi nella serp di Google: i campi che occupano il tag title e la meta description possono essere utilizzati per spingere l’utente verso il click. E poi verso la conversione che hai definito.
Tutto questo riguarda la pubblicità su Facebook che sfrutta anche immagini e video. Senza dimenticare lo storytelling di Canvas. Usate bene, le pubblicità possono diventare la strategia ideale per aumentare le vendite nel breve periodo. Ma senza una strategia rischi di ottenere solo perdite.

Qualità del prodotto o servizio

Questa è la principale strategia per aumentare le vendite online: garantire la qualità del prodotto o servizio. In realtà questo è un punto tendenzioso, a tratti retorico. Perché molti credono di poter ottenere tutto investendo cento o duecento Euro su Facebook. La verità? Alla base deve esserci sempre un’offerta di qualità.
Altrimenti rischi di fare un buco nell’acqua. Un buco doloroso per le tue risorse economiche. Poi la colpa sarà del consulente che non sa lavorare, o magari del web che è solo una trappola per allocchi.
Qualcuno può puntare sul pubblico che non ha capito. Ma la verità non la puoi ignorare: se vendi un prodotto scadente, e se non sei in grado di offrire un servizio competitivo, il web non può fare miracoli. Al massimo può essere un paravento per nascondere delle falle evidenti.

Quale strategia hai scelto?

Ce ne sono tante di soluzioni, puoi puntare su diverse strade per aumentare le vendite. Il presupposto è sempre lo stesso: farsi guidare da chi ha le competenze giuste. Ma, soprattutto, avere una visione d’insieme e una strategia digitale capace di comprendere le caratteristiche del tuo business. D’altro canto se non conosci la realtà in cui ti muovi non puoi scegliere la strada migliore per la tua azienda, non credi?

5 cose di cui un web marketer ha sempre bisogno

La giornata perfetta del web marketer esiste. Ma come dovrebbe essere?



Ogni giorno sarebbe bello arrivare in ufficio e avere sempre e comunque un’ottima giornata. Non sempre è così. Anzi quasi mai. Ma sognare è lecito e quindi, per questa volta, sogniamo un po’.
Vediamo cosa vorrebbe un web marketer per avere la giornata perfetta, dopo aver bevuto un buon caffè, il primo di una lunga serie.

#1. Avere l’idea geniale dell’anno


Idea geniale dell'anno in caricamento
Idea geniale dell’anno in caricamento
Perché accontentarsi?
Al web marketer non basta avere una splendida idea. No. Vuole avere la migliore. E non quella che fa colpo sulla mamma, collega o amico di turno che di web marketing non ci capiscono assolutamente nulla.
Vuole l’idea geniale dell’anno, che stupisca mezza Italia (e perché non tutta). Sì insomma una cosa da poco.
Per questo passa metà della sua vita a pensare come cavolo fanno i responsabili marketing della Ceres a dire sempre la cosa giusta, nel momento giusto e nel luogo giusto.
Quello che magari non sa, è che le idee migliori arrivano sempre quando meno ce lo si aspetta. Perché, a volte, pensare troppo fa male e quindi bisogna solo pensare meno. Ci si deve lasciare andare e liberare la propria creatività.

#2. Decifrare l’innominabile algoritmo di Google

Google Gif animata
Google
Google. Il compagno di vita di qualsiasi web marketer. Tutti vorrebbero conoscerlo meglio, ma Google è un tipo abbastanza timido, non si lascia andare e non si fa travolgere dai contenuti.
Se bisogna dirla tutta è anche abbastanza delicato. Non si accontenta facilmente di tre righe scritte con amore, lui vuole di più.
D’altronde a corteggiarlo ci sono innumerevoli markettari che ogni giorno si scervellano per pubblicare il contenuto più interessante, per condividere al mondo il re dei contenuti, il famoso The King.
Google, inoltre, si fa desiderare. Fa impazzire tutti i web marketer a suon di keyword. E così cercano di scoprire i suoi segreti più nascosti e realizzano strategie di content marketing mai viste, per raggiungere il tanto desiderato primo posto di Google.
I web marketer si divertono così.

#3. Riuscire ad avere una vera vita social(e)


Social Media Marketing - 3DPrestige Agenzia Web Treviso
Social Media Marketing
Facebook, Twitter, Snapchat, Pinterest, Instagram, LinkedIn e chi più ne ha, più ne metta.
Tutti i web marketer hanno uno o più profili attivi in tutti i social media presenti sulla faccia della Terra. Pure su quelli che in realtà conoscono solo loro e a volte neanche loro sanno bene cosa siano.
Ma non si sa mai, potrebbe essere la nuova rivelazione digitale del momento!
I web marketer sono super social, o almeno lo credono, perché in realtà una vita sociale non sanno nemmeno cosa sia.
Perennemente attaccati allo smartphone per controllare le visualizzazioni dei loro post su Facebook o per accertarsi che qualcuno abbia considerato almeno minimamente il tweet del giorno su Twitter.
Perché oltre ad attuare straordinarie strategie di social media marketing per i loro clienti, devono anche tenere aggiornate le loro pagine personali e non è proprio una cosa da poco.
Social-dipendenti e social-patici che pensano di avere una vita sociale, ma in realtà, non sanno nemmeno cosa sia. Ma, fidatevi, a loro piace così!

#4. Avere un buon amico graphic designer


Adotta un graphic designer
Adotta un graphic designer
Eh si. Un bravo web marketer sa che non basta avere un Mac per fare il grafico. Anche i web marketer amano smanettare (termine tecnico) con Photoshop o Illustrator, ma il consiglio e il gusto di un buon web designer non guasta mai.
Sebbene alcuni si ostinino ancora a credere che da soli si possa conquistare il mondo.. beh non è proprio così. Quindi fa la cosa giusta e adotta un grafico!
L’idea geniale dell’anno, quando arriverà, è sempre meglio farla accompagnare dallo stile giusto. E poi c’è da ricordare che two is meglio che one! Quindi basta affidarsi al grafico giusto e magari non pagarlo in birre, anche se amanti pure loro di Ceres, di certo non resteranno così contenti.

#5. Avere la deadline sempre tra una settimana


Deadline sempre tra una settimana
Deadline sempre tra una settimana – Created by Pixelo
Sarebbe fantastico non avere mai l’acqua alla gola. Per il web marketer sarebbe un sogno. Beh in realtà anche per il suo amico grafico adottato un giorno fa!
Lavorare in tutta tranquillità, senza ansia e ansia e ansia e ansia (che ansia!). Seguire il piano editoriale alla lettera, rispettando tutte le scadenze. Beh se sei un web marketer il piano editoriale ce l’hai, giusto? Ovvio!
Clienti senza fretta, che non pretendono il lavoro finito entro due giorni fa. Perché in fin dei conti un web marketer sa che chi va piano va sano e va lontano!

Fine della magnifica giornata!


Web Marketer a fine giornata
Web Marketer a fine giornata
Queste sono le cinque cose di cui un web marketer ha sempre bisogno. Quelle che gli renderebbero le giornate meno isteriche. Insomma che gli darebbero una vita semplice e tranquilla.
Dove l’idea geniale arriva sempre quando serve e accompagnata da uno stile inimitabile grazie all’amico web designer. Dove Google diventa meno pretenzioso e misterioso e soprattutto una vita sociale nel vero senso della parola con clienti che chiedono solo il possibile e mai l’impossibile.
Non sembra chiedere tanto.
Tutte cose che il web marketer vorrebbe .. ma non troppo. Al web marketers in realtà una vita così piace proprio perché non si annoia mai!