martedì 11 ottobre 2016

Strategia di Content Marketing: 5 passi fondamentali

Fonte articolo: https://www.studiosamo.it/inbound-marketing/strategia-di-content-marketing/

I contenuti sono decisivi per lavorare con il web e di conseguenza la strategia di content marketing diventa indispensabile. Questo è vero soprattutto se abbracci una visione ampia del processo: il contenuto non è solo l’articolo del blog o la pagina web. Ci sono video, podcast, immagini, infografiche, ebook, webinar, coupon e tanto altro da inserire nella lista.
Tutto è contenuto, ogni stringa di testo di un sito web. Dalle etichette che guidano il click del lettore sul menu di navigazione al video che usi per presentare un prodotto o un servizio. Quindi è logico investire tempo e conoscenza nella creazione di un buon piano di content marketing.
Perché sarà il content marketing a fare la differenza tra inbound marketing e outbound marketing, ad accompagnarti nel sales funnel che guida l’utente verso il tuo obiettivo fondamentale: trasformarlo in un ambassador, un cliente soddisfatto ed entusiasta. Disposto a parlare bene del tuo brand, a innescare il passaparola offline e online.
Questo significa che le tue azioni devono essere ponderate. Ma come creare un piano per il tuo progetto? Fabio Piccigallo ha già dato molte indicazioni su come creare una buona strategia di content marketing. Voglio completare la sua riflessione con alcuni punti che reputo indispensabili.

Analisi del contesto

Impossibile iniziare un piano di marketing ignorando l’analisi del contesto. Per pubblicare qualcosa – un video, un’infografica, un articolo – devi avere un quadro chiaro della situazione, devi sapere chi sei, cosa fai, ciò che circonda la tua attività. Devo essere più specifico, vero? Bene, ecco un ordine chiaro.
Chi sono? Quali sono le caratteristiche fondamentali della mia realtà aziendale? Quali sono i punti di forza e quelli che dovrebbero essere migliorati. La soluzione è chiara: devi conoscere il punto di partenza, quello che puoi offrire. Io di solito appoggio la riflessione sullo schema offerto dall’analisi SWOT e lo confronto con un altro approfondimento: l’analisi di benchmark.
Approfondire la concorrenza diventa essenziale per la strategia di content marketing. Devi capire chi sei, quali sono le tue opportunità comunicative, ma soprattutto le persone che lavorano nel tuo settore. Quindi hai bisogno di tool per analizzare la concorrenza, capaci di individuare i posizionamenti per le keyword più interessanti. Senza dimenticare il lavoro di osservazione dell’attività svolta sui diversi social.

Comprendere il target

Devo creare dei contenuti? Perfetto, la base è semplice: devo sapere qual è il target di riferimento. Ovvero quali sono le persone che voglio raggiungere con la mia attività. Nel blogging ci sono le reader personas: quando creo il mio piano editoriale raccolgo informazioni sulle necessità dei lettori (i seo tool sono decisivi in questo caso) e definisco dei modelli con caratteristiche ed esigenze.
In questo modo scrivo articoli con un modello. Se non comprendi il destinatario non puoi creare contenuti, e se vuoi lavorare su una strategia di content marketing efficace devi studiare il pubblico in base a dettagli chiari, specifici, impossibili da ignorare. Ecco tre aspetti importanti da considerare:

Esigenze specifiche

Le classiche ricerche informative che vengono espresse con chiarezza attraverso una ricerca su Google o una domanda sul forum. Analisi delle query e delle community sono sufficienti per approfondire questo passaggio che merita tutta la tua attenzione. Io di solito mi muovo in questo modo: analisi della serp e delle query, approfondimento di forum e discussioni sui social.

Attività della community

Prima di decidere quali contenuti creare devi capire come si muove la community. Se le persone che vuoi raggiungere sono utenti attivi su YouTube devi creare dei contenuti video, stesso discorso per quanto concerne Instagram o Pinterest. Seguire la community, le necessità di chi riceve il messaggio, le esigenze specifiche. Questo è il tuo compito, non lo devi dimenticare.

Segmentazione

C’è un argomento, ad esempio la SEO, ma non tutti sono focalizzati sullo stesso punto. C’è chi muove i primi passi in questo settore e chi si trova a un livello avanzato. Tu vuoi importi in questo settore? Devi fare una scelta e produrre contenuti solo per un determinato pubblico. Oppure devi segmentare i contenuti in base alle sue caratteristiche. E offrire qualcosa di diverso.

Obiettivi della strategia di content marketing

Come puoi gestire una strategia di content marketing se non hai ben chiaro gli obiettivi da raggiungere? Semplice, non è possibile. Ogni contenuto è una chiave per raggiungere uno step, un passaggio capace di portare acqua al tuo mulino. In modo diretto o indiretto. Il blog può portare traffico qualificato verso landing page o schede dell’e-commerce, il video può essere la chiave per fare branding o per costruire l’autorevolezza della tua azienda. E l’ebook diventa la strada per ottenere lead da contattare con un’email.
Strategia di Content Marketing
Non tutti gli step del funnel hanno le stesse caratteristiche. Man mano che ti avvicini alla vendita cambiano le esigenze. Ci possono essere settori in cui il contratto si chiude immediatamente, soprattutto nel B2C. Ma in altri settori spesso il contratto si chiude dopo un percorso di lead nurturing, in cui il contratto viene nutrito nel tempo.
Con cosa? Con i contenuti, ed ecco che la strategia deve contemplare questa necessità. I post e i video su YouTube possono essere utili per intercettare l’utente estraneo, ma quando ti lascia l’email hai bisogno di lavori avanzati per convincerlo a scegliere il tuo nome. Come report, case study, webinar esclusivi. Attirare, convertire, deliziare: questo è il sentiero da seguire.

Distribuire al meglio

Hai individuato il contesto, hai identificato il target e gli obiettivi. Ora si allinea un lavoro successivo alla creazione del contenuto: la distribuzione. Il miglior operato di questo mondo diventa inutile se non c’è una buona distribuzione. Una distribuzione capace di raggiungere le persone giuste nel momento opportuno.
Un articolo sul blog può avere tutte le attenzioni di questo mondo, ma se non è impaginato bene rimane lettera morta. E se non viene distribuito dai social pochi lo leggeranno. Lo stesso vale se non viene data la possibilità di condividerlo con i social button o se non viene fatta una giusta ottimizzazione SEO. Ora amplifica questo discorso a tutti gli ambiti, da YouTube alla newsletter. Nella strategia di content marketing devi indicare cosa creare e come distribuire.

Misurare i risultati per migliorare

Ok, questo è il punto decisivo della lista. Inutile curare i contenuti e distribuirli al massimo se poi non misuri il risultato. Obiettivo? Ottimizzare e migliorare. Tutto quello che fai deve essere definito intorno al miglioramento delle azioni future. Non esiste strategia se non c’è monitoraggio di ogni fase del processo, compresa l’analisi dei risultati.
Chiaro, non è facile dedicarsi all’analisi dei dati. Per questo è importante dedicarsi alla formazione per essere in grado di interpretare i dati nel miglior modo possibile. Qualche idea: ecco tutti i corsi di Web Analytics.

Creare contenuti e valore: la tua opinione

Questa è l’idea che si nasconde dietro una buona content marketing strategy: creare valore per le persone che ti interessano. Questo cosa significa? Io ho qualche idea: rispondere alle necessità di chi ti legge, creare risposte valide, individuare un interlocutore capace di apprezzare quello che pubblichi e di muoversi nella direzione che hai stabilito. I passaggi utili sono 5, secondo me. Ne vuoi aggiungere altri?

venerdì 7 ottobre 2016

Differenze tra click in Facebook Ads e visite in Google Analytics: alcuni possibili sospetti

Fonte articolo: https://www.studiosamo.it/web-marketing/differenze-click-facebook-ads-google-analytics/

Una delle domande che mi pongono più spesso in aula quando parliamo di Adv è: “Francesco, perché i dati tra Facebook Ads e Google Analytics non corrispondono praticamente mai?”.
È una buonissima domanda.
È vero. Effettivamente possono sussistere delle discrepanze più o meno grandi tra i dati che si ottengono dai report in Facebook Ads (come click sull’annuncio) e in Google Analytics (come visite in entrata).
I possibili sospetti?
Vediamoli insieme!

Prima d’iniziare

Prima d’iniziare, alcune premesse.
Diamo per scontato che i report che stai guardando, in Google Analytics, non siano campionati solo su una percentuale del totale ma rappresentino il 100% del traffico raccolto dal tuo tag. Su alti volumi, in specifici report, Analytics ricorda con una barra color senape in alto che ciò che stai vedendo rappresenta solo una parte del totale.
Diamo anche per scontato che sulla Vista che stai utilizzando in Google Analytics non siano presenti filtri in grado di escludere anche parzialmente il traffico proveniente da Facebook.
Assicuriamoci poi che l’orario (la Time Zone) impostata in Analytics e sull’ad server siano corrette e uniformi, in modo da non avere disallineamenti sulla raccolta.
Infine, diamo per assodato che tu stia guardando, nei report in Facebook Ads, al dato relativo ai click verso il sito web e non al totale cumulativo di altre azioni legate all’annuncio.
Torna tutto?
Dicevamo, i principali sospetti. 🙂

1. Click multipli

Un utente potrebbe aver cliccato più volte un annuncio, generano n-click in uscita da Facebook ma solo una vera e propria sessione sul sito. Ciò può accadere con molta più frequenza di quanto immagini, soprattutto se il sito è lento a rispondere.

2. Browser in-app

Forse l’annuncio ha richiesto l’apertura dell’URL attraverso il browser in-app o tramite l’app del browser installata sul dispositivo. Nel fare ciò, non è stato mantenuto correttamente il referral da Facebook.

3. Errori sul tag

Forse ancora il tag di Google Analytics in qualche modo non è stato richiamato correttamente da mobile. Improbabile, ma vale una menzione: soprattutto quando il progetto non è completamente responsivo e possiede un’architettura più complessa, gestita con CMS proprietari e sviluppatori a più livelli, l’imprevisto è davvero dietro l’angolo.

4. Attribuzione errata

Se un utente vede un annuncio in Facebook Ads, genera un’impressione. Corretto? Ecco. Se nelle ventiquattro ore successive a quella impressione visita il sito, Facebook lo conterà come click sull’annuncio. Anche tra dispositivi diversi. Google Analytics invece non avrà modo di attribuire la visita alla prima visualizzazione dell’annuncio da parte dell’ad server, e conterà la sessione come originale.

5. Oppure, molto più probabilmente…

Oppure, probabilmente, si tratta di qualcosa di molto più semplice e legato al modo in cui tutti noi usiamo gli annunci. E non solo in Facebook Ads.
Esiste un variabile lasso di tempo tra quando l’utente clicca su un annuncio in Facebook Ads e quando il sito si carica completamente. In questo lasso di tempo, se l’utente chiude la pagina, verrà contato il click sull’annuncio ma non sarà stata (ancora) generata nessuna sessione in Google Analytics.
Questo tipo di comportamento è particolarmente marcato quando analizziamo campagne i cui annunci vengono erogati su mobile o all’interno del posizionamento in Audience Network. Ovvero, in tutti quei contesti in cui è richiesto il caricamento del browser in app al click sull’annuncio.
L’audience network in particolare genera volumi di traffico enorme rispetto agli altri posizionamenti a parità di costo, ma spesso di utenti poco propensi ad aspettare il caricamento del sito.
Se il tuo sito ha tempi di caricamento non eccellenti – magari legati al recupero del dominio – l’utente potrebbe semplicemente ripensare al click appena effettuato, e chiudere l’app del browser.

Facebook traccia i click, Analytics i visitatori

E non sono affatto la stessa cosa. 🙂
Chi lavora da tempo con Facebook ha imparato a convivere con questo tipo di discrepanze più o meno marcate. Talvolta la soluzione è (in parte) marcare i link con parametri su misura in modo da ritrovare una specifica Campagna tra i dati in Analytics. Ma ciò non risolve il problema nel suo caso più probabile tra tutti quelli elencati. Spesso, semplicemente, lavorare ancora una volta alla velocità del sito è il modo migliore per abbattere questo tipo di incertezza in modo sensibile.
Anche se con molta probabilità non sarà possibile risolvere davvero l’incongruenza, conoscerne le principali cause è il modo migliore per conviverci! 🙂

Come avere più Like su Facebook?

Alcuni semplici consigli per aumentare il numero di Mi piace




come avere più mi piace like su facebook 3dprestige blog

Alcuni semplici consigli per aumentare il numero di Mi piace

Quante volte ti sarai chiesto: ma come faccio ad avere più mi piace o più commenti e quindi più interazione quando pubblico un post su Facebook?
Quando pubblichiamo un post, una foto, un video su Facebook lo facciamo per comunicare qualcosa agli altri, vogliamo far sentire la nostra voce. Quando compiamo queste azioni non vogliamo rimanere invisibili ma desideriamo essere ascoltati e guadagnarci la nostra dose di visibilità.

Ecco una serie di semplici consigli per incrementare il numero di Like su Facebook


ottenere più mi piace su facebook

FOCALIZZATI SU COSA POSTI

  • Tipologia di post
Post con immagini ricevono il 53% in più di Like, il 104% in più di commenti e l’84% in più di click rispetto agli altri tipi di post.
  • Lunghezza del post
Post lunghi 80 o meno caratteri ricevono il 66% in più di engagement (like e commenti).
  • Contenuto del post
Post che pongono una domanda ricevono il 100% in più di commenti.

FOCALIZZATI SU QUANDO POSTI

  • Orario giornaliero
Gli orari migliori per pubblicare qualcosa su Facebook e raggiungere un pubblico più ampio sono soprattutto le 15 ma anche le 11 e le 20.
  • Giorno della settimana
L’attività su Facebook raggiunge il suo culmine il mercoledì, per poi calare gradualmente fino a domenica e aumentare gradualmente da lunedì.
  • Frequenza giornaliera di pubblicazione
Postare 1/2 volte al giorno ottiene un engagement (like+commenti) superiore del 40% rispetto a chi posta 3 o più volte al giorno.
  • Frequenza settimanale di pubblicazione
Postare da 1 a 4 volte a settimana ottiene un engagement superiore del 71% rispetto a chi posta 5 o più volte al giorno.
Non devi prendere questi consigli come oro colato o come il Santo Graal. Questi sono solo alcuni consigli di tipo generale da tenere presente. Ricordati sempre di testare e sperimentare cosa funziona meglio per te e per la tua attività! Utilizza i social network per la tua azienda in maniera produttiva e professionale!

lunedì 3 ottobre 2016

Facebook At Work: il social per l’azienda

Fonte articolo: http://www.webinfermento.it/facebook-at-work-2016/

Una nuova mossa in arrivo da parte di Facebook che, con le sue costanti stoccate, continua ad alimentare con grossi progetti il suo parterre di prodotti. Se le acquisizioni di Instagram e Whatsapp ci avevano già abbastanza sorpresi, dato che eravamo convinti che Facebook sarebbe risuscito a creare alternative efficaci ed ancora non si sa nulla riguardo la sua partecipazione alla compravendita di Twitter, oggi assistiamo con certezza ad un nuovo passo in avanti, verso terreni non ancora presidiati.
Oggi infatti Facebook ci riprova, stavolta con un’idea “interna” o forse meglio nativa, realizzata ex-novo, per assicurarsi quella fetta di mercato che attualmente vede in Microsoft come principale competitor, con Yammer e Linkedin.
Parliamo di Facebook per il lavoro, o meglio Facebook At Work. Progetto annunciato già in una nota nel 2015, torna a risuonare con insistenza. Ebbene si chiama così “At Work” quella che sarà la nuova piattaforma che avrà come obiettivo principale quello di permettere di agevolare le comunicazioni e le relazioni aziendali, quei rapporti di business che hanno bisogno di un ambiente dedicato per funzionare. Un workplace in cui evitare distrazioni e che serva esclusivamente a coltivare i rapporti aziendali, ma attraverso uno strumento più “chiuso”, rispetto ad un social network.
Probabilmente l’idea è nata per rispondere a quelle aziende che vedono nel canale uno strumento di distrazione e non di lavoro, che addirittura lo vietano sul posto di lavoro, impedendone il suo utilizzo.
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Facebook At Work caratteristiche

Come sarà costituito il canale? Al momento possiamo solo descriverlo, abbiamo fatto una richiesta di accesso ma probabilmente si procederà per gradi. Il beta test ufficiale su 400 aziende è già iniziato a gennaio, e pare sia terminato, per questo gli annunci di un imminente lancio si fanno più insistenti e si parla di ottobre. Ci sono comunque in circolazione già un sufficiente numero di screenshot e video utili per idealizzare il modo di operare di Facebook At Work.
Descrivendo il canale possiamo dire che non si discosterà molto dal Facebook che tutti conosciamo, e dal Facebook Messenger che conosciamo. Il modo di interagire, le condivisioni, le pagine profilo resteranno praticamente simili. Si potranno seguire gli impiegati presenti in azienda, si potranno creare gruppi dedicati ad una tematica specifica ed inserire gli addetti coinvolti.
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Quel che distingue più di tutto il nuovo canale innanzitutto è il “tono” dell’ambiente di interazione che, declinando le sue sfumature sul grigio, dona un aspetto più professionale ed aziendale in cui funzionano diverse nuove feature specifiche per un canale dedicato alle interazioni aziendali.
La piattaforma avrà una versione desktop più completa in cui si troveranno aree aziendali utili a gestire gli avvisi – suddivisibili per location -, discussioni attive, lista dei progetti attivi, team coinvolti in un progetto, ma ci sarà anche una versione mobile più maneggevole per gestire i rapporti comunicativi anche quando si è in mobilità.
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La comunicazione

Come dicevamo nulla è una reale novità. Saremo tutti in grado già di utilizzare l’ambiente perché, a parte il colore, tutte le azioni che già svolgiamo con il canale saranno replicate.
Le comunicazioni tra lavoratori, a quanto possiamo capire, potranno avvenire o in one-to-one oppure in one-to-many. Cosa vuol dire? Che ogni impiegato potrà interagire privatamente con un proprio collega attraverso una chat, che permetterà anche di video-chiamare (proprio come su Messenger), o eventualmente si potrà creare una conversazione di gruppo in cui tutti gli utenti potranno interagire tra loro.
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Quel che non è nettamente chiaro è se si potranno instaurare relazioni di follow anche tra aziende partner, magari per lavorare a progetti in joint venture. A quello che vediamo propendiamo più per un uso esclusivamente interno.
Inoltre su alcuni blog si è addirittura parlato di un rilascio in modalità inizialmente freemium, quindi lo strumento potrebbe diventare anche a pagamento per determinate feature, tra cui anche quello del collegamento tra più aziende collaboranti. Chissà!
Facebook at Work: A Connected Workplace is a More Productive Workplace from Facebook on Vimeo.

9 esercizi per scrivere meglio

Fonte articolo: http://www.mysocialweb.it/2016/10/03/esercizi-per-scrivere-meglio/

La mia idea è semplice: trovare degli esercizi per scrivere meglio. Ma non esercizi qualsiasi, voglio qualcosa per chi fa blogging. Di soluzioni per bambini ce ne sono in abbondanza, basta fare una ricerca su Google. Soprattutto per costringere le giovani menti a imparare a scrivere in corsivo.
esercizi per scrivere meglio
Voglio qualcosa di specifico e dedicato, non voglio migliorare la calligrafia. Preferisco dedicare la mia attenzione agli esercizi di scrittura online, pensati per i colleghi, per chi deve fare blogging e scrivere testi per il proprio progetto online. O per quello dei clienti, magari per un blog aziendale.
Tutto nasce dalla mia esperienza personale. Ho deciso di raccogliere in questo articolo una manciata di esercizi per scrivere meglio. Concentrati sul web writing, sulla scrittura prestata al mondo del blogging. Riuscirò a stupirti? Vediamo, ecco la mia lista.

Perché gli esercizi sono necessari?

Prima di elencare gli esercizi per scrivere meglio è giusto rispondere a questa domanda: perché sono necessari? Il motivo lo trovi intorno a te: la concorrenza aumenta, incalza. Non smette di avanzare e di rosicchiare pezzi di mercato. Tu non puoi rimanere con le mani in mano e accontentarti delle tue capacità.
Tu non lo puoi fare, i lettori non lo faranno. Guarderanno oltre. Sei bravo, non lo metto in dubbio, però puoi scrivere meglio. Puoi sempre fare un passo avanti quando entra in gioco la tastiera.
Il pubblico merita di più. Merita le attenzioni di chi comprende la logica del SEO copywriting, ma anche la sensibilità di chi sente il bisogno di migliorarsi. Ecco perché hai bisogno di questi esercizi per scrivere meglio.

Non guardare il monitor

Lo so cosa stai pensando: “Non c’è problema, non so scrivere senza guardare la tastiera quindi non corro rischi”. Ma il punto è un altro: devi rimanere con gli occhi sulla tastiera. Ignorando lo schermo. Così punti l’attenzione solo su ciò che conta, sulle parole che scegli per il tuo articolo.

Trasformati in valanga

Questo esercizio si collega al precedente: è la sua naturale estensione, anche se lo isolo per evidenziare la sua importanza. Sono un seguace del lavoro di Jack Kerouac e consiglio ai blogger di scrivere un articolo seguendo il modello a valanga. Immagina una massa di neve che scende e travolge tutto, ora prova a scrivere in questo modo.
Senza pause, senza perdere tempo per inserire punteggiatura, paragrafi, dettagli legati alla leggibilità come formattazione e liste puntate. Ignora gli errori di battitura che ti saltano all’occhio durante la scrittura. Usa le prime parole che ti vengono in mente per comunicare. Non pensare, rotola.
Cerchi nuove letture per scrivere meglio? Vuoi un libro capace di suggerire ottimi esercizi per migliorare la scrittura di un testo? Devi acquistare Minuti Scritti, il testo di Annamaria Testa con 12 prove da superare per dare spessore alla tua arte. Poi c’è Lavoro, dunque scrivo di Luisa Carrada che aiuta sempre chi vuole scrivere meglio.

Usa tre figure retoriche

Scegli tre figure retoriche e usale all’interno dell’articolo. Senza stonare, senza diventare un luogo comune. Non ho dimenticato l’insegnamento di Umberto Eco: le figure retoriche non sono il massimo per la buona scrittura, se esageri rischi di annoiare il pubblico. Ma questo è solo un esercizio.

4. Mettiti alla prova

Ancora un esercizio per scrivere meglio che suggerisco a chi frequenta il mio corso di blogging. Ci sono tanti modi per intendere la scrittura, è un po’ come parlare di web marketing: ci sono mille specializzazioni. Perché non provi a superare queste divisioni? Forse non diventerai Charles Bukowski, ma questo non ti impedisce di provare nuovi modi di intendere la scrittura.
Prova a scrivere una poesia o una novella. Cimentati in una prova maggiore e impegna qualche ora a settimana per completare una novella. Un testo che superi la logica quotidiana: niente articoli da pubblicare sul tuo blog o su quello dei tuoi clienti. Cambia forma, cambia stile. Rivoluziona.

Scrivi un articolo per il salumiere

O per il fruttivendolo sotto casa. Scegli un argomento complesso – come installare WordPress sul tuo hosting – e scrivi un articolo per tutti. Il tuo impegno è chiaro: devi semplificare ogni passaggio, dalla scelta dei termini alla struttura delle frasi. E poi lo devi far leggere al padrone della bottega.

Impara a respirare

Uno dei passaggi essenziali per scrivere bene: imparare a respirare. Vuoi un esercizio per scrivere meglio? Rileggi a voce alta l’articolo. Fallo dopo qualche ora, magari il giorno dopo, così puoi correggere i refusi. Ma la rilettura ad alta voce ha un obiettivo: eliminare i periodi troppo lunghi.
Periodi che mettono in difficoltà il lettore, riducono la leggibilità, ma al tempo stesso sono difficili da identificare. Colpa della lettura a mente che gioca brutti scherzi. Quella ad alta voce, invece, ti costringe a prestare attenzione a ogni parola. E a valutare un indicatore importante: il fiato.
Leggi la frase. Cosa succede? Il fiato si spezza e non riesci a raggiungere il punto? Stai sbagliando qualcosa, forse hai bisogno di una virgola. O di un punto. La bellezza del punto fisso è innegabile, dà sicurezza. E ti permette di giocare con il ritmo dell’articolo. Dai uno sguardo al prossimo paragrafo.

Cambia ritmo

La scrittura segue un ritmo gestito dalla punteggiatura. Le frasi brevi funzionano, sono semplici da digerire. Quelle lunghe accompagnano il lettore verso un significato ricco, complesso. Non per forza noioso. Ora prova ad articolare un paragrafo con un’alternanza ritmata di frasi brevi e lunghe. Come suggerisce Luisa Carrada:
La frase breve sprigiona tutto il suo effetto potente solo se precede o segue frasi più lunghe. Per questo i testi fatti di tante frasi brevi possono essere chiari e funzionali, però raramente sono belli. Informano, spiegano, ma non trascinano né emozionano.
La tua abilità? Rispettare le principali regole per scrivere frasi lunghe e, al tempo stesso, capaci ci farsi leggere. Qualche consiglio: non dividere soggetto e verbo con inutili incisi, cerca di inserire questa combinazione il prima possibile. Basta poco per rendere piacevole una frase lunga.

Partecipa a un concorso

Non importa quale. Non devi vincere un concorso nazionale, ma cogliere qualche occasione per assaporare la sfida con altri scrittori. Con persone che vogliono raggiungere il tuo stesso obiettivo. Hai perso? Nessun problema, è un rischio che devi accettare. Però così impari a scrivere meglio.

Elimina il superfluo

Scrivi un articolo lungo, di 2.000 parole, lascialo riposare per qualche ora. E poi dimezzalo. Voglio che il lavoro arrivi a 1.000 parole. Di meno e non di più. Ma non devi fare economia di concetti, devi togliere il superfluo. Quello che non serve. La buona comunicazione si basa sull’economia, sulla capacità di raggiungere il target nel miglior modo possibile.
come scrivere meglio
Tutto questo senza perdere di vista la bellezza della scrittura. Mai mortificare la lingua italiana, mai rinunciare alla sua bellezza e alla varietà del vocabolario. Al tempo stesso devi uscire dalla logica che paragona la quantità alla quantità. Quindi, passa da 2.000 a 1.000 parole. Dopo 2 ore non sei riuscito a raggiungere l’obiettivo? Perfetto, vuol dire che sai scrivere con il coltello. Ma puoi sempre migliorare.

Conosci altri esercizi per scrivere meglio?

Qui trovi una serie di esercizi per scrivere online, per ottimizzare gli articoli che pubblichi sul blog. Quanto tempo ci vuole per vedere i risultati? Non ho la risposta, dipende dal tuo impegno e dalla tua capacità di ottenere il massimo da queste prove. Sei tu il capitano, l’artista, lo scrittore.
Imparare a scrivere è un processo lungo. Devi solo rispettare le regole della grammatica e della sintassi? No, non è questa la mia idea. Alla base ci sono sempre le regole, non lo metto in dubbio, ma devi far innamorare i tuoi lettori ogni santo giorno. Per questo gli esercizi sono indispensabili. Tu vuoi aggiungere qualcosa? Aiutami a migliorare questa lista con domande e osservazioni.

L’importanza di una sitemap XML

Sitemap XML: guida all’utilizzo

Hai già sentito parlare di Sitemap XML ma non sai cos’è e a cosa serve? Questo articolo è quello che ti serve



Le sitemap, o mappe del sito, non sono un concetto nuovo. Anzi. Vengono utilizzate fin dagli inizi del web e nascono come una collezione ordinata di link verso le sezioni di un sito, una specie di sommario di contenuti per intenderci. Queste sono le sitemap in HTML, delle normali pagine HTML destinate ai visitatori di un sito internet per facilitargli la navigazione.
Ma in ottica SEO ci interessa di più generare una sitemap XML, ovvero una sitemap realizzata specificatamente per i motori di ricerca. Esse sono destinate agli spider e sono raccolte di link che comprendono i vari attributi definiti dallo schema XML.
Negli anni i motori di ricerca hanno recepito i vantaggi delle sitemap. Google iniziò a utilizzare tale concetto esattamente 10 anni fa, nel 2005, creando il proprio Google Sitemap Protocol che un anno dopo fu ribattezzato XML Sitemap Protocol.
Ma qual è l’idea che sta dietro questo protocollo? L’idea è quella di aiutare i motori di ricerca a indicizzare in maniera più veloce le pagine di un sito web e allo stesso tempo fornire ai motori una metodologia utile permigliorare gli algoritmi utilizzati dagli spider che scansionano le pagine web.
Ecco cosa dice Google a riguardo: (qui il link diretto)
“Inviarci una sitemap vi aiuta ad essere sicuri che Google sia a conoscenza dell’esistenza degli URL del vostro sito. Può essere molto utile se il vostro contenuto non è facilmente raggiungibile dai nostri spider (come accade per le pagine accessibili solo attraverso un form). L’uso delle sitemap non costituisce tuttavia una garanzia che gli URL vengano effettivamente visitati e indicizzati dai nostri spider. Utilizziamo le informazioni presenti nelle sitemap per migliorare il meccanismo di scoperta degli URL utilizzato dai nostri spider.”
l'importanza di una sitemap xml 3dprestige
Le sitemap XML sono utili agli spider dei motori di ricerca come Google

Ulteriori vantaggi nell’utilizzare una sitemap XML

L’XML Sitemap Protocol permette ai webmaster di assegnare ad ogni URL del sito una specifica priorità. In questo modo forniamo ai motori di ricerca dei suggerimenti sull’importanza di ciascuna pagina.Comunichiamo in tal modo quali pagine sono più importanti di altre.
Utilizzare le sitemap è particolarmente importante quando abbiamo un sito internet di grandi dimensioni. Siti di questo genere, con decine di migliaia di pagine, hanno spesso problemi di indicizzazione a causa dell’eccessiva profondità dei link. Utilizzando più di una sitemap, ognuna dedicata a una determinata sezione del sito, diventa fondamentale per una corretta indicizzazione.

Il formato XML delle sitemap

Il formato XML delle sitemap XML può contenere quattro tag: il tag loc, l’unico obbligatorio, e i tag lastmod, change-freq e priority.
Il tag <loc> definisce la destinazione del link, l’url della pagina.
Il tag <lastmod> indica la data e l’ora in cui è stato modificato. Non è obbligatorio inserirlo ma è molto utile per segnalare allo spider che la pagina deve essere reindicizzata. Il suo valore può essere di due formati: con data e ora oppure solo con data.
Il tag <changefreq> indica la frequenza di aggiornamento approssimativa della pagina a cui fa riferimento il link. Anche questo è opzionale e può assumere questi valori: always, hourly, daily, weekly, monthly, yearly, never.
Il tag <priority> è molto importante, viene utilizzato per assegnare diversi valori di priorità alle diverse pagine di un sito. E’ un suggerimento che viene dato allo spider su quali siano le pagine più importanti. Può assumere valori compresi tra 0.0 e 1.0 dove 1.0 generalmente viene assegnato alla home page, la pagina più importante.

Esempio di sitemap XML

<?xml version=”1.0″ encoding=”UTF-8″?>
-<urlset xmlns=”http://www.sitemaps.org/schemas/sitemap/0.9″>
<!–Url Extract: 64–>
-<url>
<loc>http://www.3dprestige.com/</loc>
<lastmod>2015-03-16</lastmod>
<changefreq>always</changefreq>
<priority>1.0</priority>
</url>
-<url>
<loc>http://www.3dprestige.com/chi-siamo-web-agency/</loc>
<lastmod>2015-03-16</lastmod>
<changefreq>daily</changefreq>
<priority>0.7</priority> </url>
-<url>
<loc>http://www.3dprestige.com/servizi-web-marketing/</loc>
<lastmod>2015-03-16</lastmod>
<changefreq>daily</changefreq>
<priority>0.9</priority> </url>
……
</urlset>

Generatori di sitemap XML

In Rete esistono diversi generatori automatici di sitemap XML. Se utilizzate WordPress potete usare quello di Yoast oppure potete utilizzare SitemapDoc o Seo Utility.
Puoi comunicare l’indirizzo delle sitemap XML ai motori di ricerca attraverso Google Webmaster Tools oppure utilizzando la direttiva Sitemap nel file robots.txt.

Per concludere

Abbiamo visto che esistono fondamentalmente due diversi tipi di sitemap. La sitemap HTML destinata ai tuoi visitatori del sito e la sitemap XML destinata invece ai motori di ricerca per facilitare il loro compito e far loro “masticare” meglio il tuo sito internet. Dovresti utilizare le sitemap XML per favorire quindi visite più rapide e accurate da parte degli spider dei motori di ricerca e migliorare così le performance del tuo sito.